ImperfectFuture
(IM)Perfect Future
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Intervista a Giuseppe De Marzo: partire dal presente, ricordarsi il passato e costruire il futuro

Intervista a Giuseppe De Marzo: partire dal presente, ricordarsi il passato e costruire il futuro

02/03/2018



Giuseppe De Marzo ci racconta il suo impegno con Libera e ci parla dell'importanza di un progetto come SAME World e come il nostro gioco (IM)perfect future.

Intervista a Giuseppe De Marzo, attivista, giornalista e scrittore.

Giuseppe ci racconti un po' di te e della tua attività attuale? Di cosa ti occupi all'interno di Libera?

In questo momento, da circa 5 anni, lavoro con Libera e con il gruppo Abele. Insieme a Don Luigi Ciotti, sono il Responsabile per le politiche sociali di “Libera” e, insieme a  tanti altri, ho la fortuna  di essere il Coordinatore Nazionale della Rete dei Numeri Pari che è una rete che raggruppa più di 300 realtà: dalle parrocchie, ai comitati, alle cooperative, alle associazioni grandi come “Libertà e Giustizia” o “Libera”, fino ai centri di ricerca, alle realtà studentesche, che hanno in comune l'obiettivo della lotta contro la diseguaglianza, la povertà e le politiche di austerità, viste come la principale causa della crisi.

Quindi il mio lavoro in questo momento consiste nel costruire un movimento che contesti le disuguaglianze e la povertà attraverso proposte molto concrete, come il reddito minimo garantito o la richiesta di modifica dell'articolo 81 della costituzione che, come ben sappiamo, è stato modificato per inserire nel nostro paese il patto di stabilità. Si tratta di costruire nuova consapevolezza, tornando ad avere uno sguardo di insieme sulle cose.

C'è un nesso tra l'aumento della povertà nel nostro paese - che non è mai stata così ampia nella storia della Repubblica - il rafforzamento delle mafie, le politiche di austerità, la corruzione - che aumenta perché viene individuata come unica scorciatoia - quindi noi proviamo a costituire una consapevolezza su questo.

Attraverso la rete dei Numeri Pari facciamo anche altro: mettiamo insieme quella che abbiamo definito la “geografia della speranza” e cioè crediamo che solo attraverso pratiche di mutualismo sociale, di “solidarietà dal basso” con la creazione di mense popolari, doposcuola gratuiti, laboratori di sartoria, di unghie, progetti di accoglienza diffusa, casse di mutuo soccorso, fabbriche recuperate - quello cioè che fanno le nostre associazioni, cooperative, comitati, parrocchie - solo con progetti di mutualismo è possibile oggi in nei luoghi del dolore recuperare la fiducia e costruire una relazione con le persone vittime della povertà e dell'austerità.

Si tratta di avviare iniziative molto pratiche: bisogna provare a costruire comunità perché o metti la solidarietà e la cooperazione oppure rimane la violenza, la competizione, l'aggressività, le paure e il razzismo a cui stiamo assistendo in questi ultimi periodi.

Quello che stiamo diventando è la conseguenza di questo: la povertà relazionale e culturale produce e rafforza le paure e l'odio; l'odio non è mai dato, ma viene creato.

Per collegarci al tema del gioco (IM)perfect future, ti chiedo come coniughi l'attività che svolgi al tema della giustizia ambientale.

È questa la cosa bella del mio lavoro. Nella mia vita ho avuto la fortuna e il privilegio di lavorare per 20 anni sui temi della giustizia ambientale ed ecologica vivendo con le comunità indigene, con le comunità contadine, lavorando nel mio paese sui comitati dell'acqua, le nuove soggettività, passando su tante comunità che si sono fondate sui temi della giustizia ambientale.

Hai lavorato sia in Italia sia all'estero?

Per tanti anni ho lavorato in America Latina, in Ecuador, in Bolivia, in Colombia, in Messico, in Guatemala in Argentina, in Perù e in Brasile. Ho avuto la fortuna di lavorare in India con Vandana Shiva, una nota attivista politica e ambientalista, e con molti altri attivisti indiani, ma anche negli stessi Stati Uniti dove le questioni della giustizia ambientali sono forti.

In Italia, la Rete dei Numeri Pari fa parte dell'assemblea dei movimenti popolari che si è riunita il 5 novembre del 2016 con Papa Francesco.

Il nostro compito è e sarà quello di difendere e portare avanti i principi dell'economia della terra e quindi, i principi in cui l'economia si deve riconvertire alle regole della vita e ricordare che l'economia è solo un sottosistema finito dell'ecologia, e quindi dipende da quei famosi 18 miliardi di ettari di bio la capacità che produce la natura ogni anno per distribuire le risorse, per cercare di vivere bene… perché si può.

In questo momento siamo impegnati sui temi della giustizia sociale e sicuramente una componente importante la possono giocare le realtà e le soggettività impegnate sulla giustizia ambientale. Penso alle fattorie sociali didattiche; nella rete abbiamo più di cento fattorie che portano avanti giornalmente un lavoro che ha a che fare con un'economia della terra, quindi con un'economia ecologica.

Penso a tante soggettività che paradossalmente presentano i cosiddetti poveri (che dovremmo in realtà chiamare impoveriti); penso ai movimenti per il diritto all'abitare; penso ai movimenti dei migranti che in realtà sono i principati alleati di Madre Terra nell'utilizzo delle risorse e nel ripensare all'utilizzo degli spazi dei beni comuni; penso alla possibilità di utilizzare i beni confiscati alla mafia (come già facciamo con Libera) per favorire la start-up di nuove cooperative su questi terreni e per avviare produzioni cosiddette verdi.

La giustizia ambientale è, di fatto, la precondizione per la giustizia sociale.

Quale consiglio pratico puoi dare ad un comune cittadino per cercare di aiutare l'ambiente, nella vita di tutti i giorni?

Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di pensare che io sono la terra, noi siamo la terra, siamo parte di questo sistema. Questa è la prima rottura che bisogna fare nella nostra testa e nel nostro immaginario soprattutto per chi ha la possibilità di studiare, di scrivere, di raccontare… partiamo da lì.

Aiutare l'ambiente sembra quasi un atteggiamento che parta da un'idea,  a mio avviso sbagliata, di bontà e di “separatezza” con l'ambiente stesso, io riavvolgerei il nastro per ripartire da questi concetti.

È la terra che aiuta noi senza discriminare. La terra non discrimina le razze, non ti chiede se sei bianco o nero: difendo la terra a partire da questa prima consapevolezza.

Difendere la terra significa difendere se stessi.

Alex Langer, fondatore del pensiero Verde in Europa ci ricordava che tutto è nelle nostre mani: il futuro non dipende solo da un destino cinico, da chissà quale partito o quale dirigente, ma è un destino che abbiamo nelle nostre mani. Cosa e come consumo? Cosa e dove lavoro? Come e cosa risparmio?

Il risparmio, il lavoro e il consumo sono le tre grandi azioni che noi compiamo.

Qui nessuno è perfetto, abbiamo tutti da migliorare, da costruire un processo di liberazione e lo costruiamo tutti insieme con piccoli passi, uno alla volta.

Esistono aziende che non inquinano la terra e non sfruttano i lavoratori, che magari sono aziende vicine a casa mia e usano meno CO2 per trasportare le materie o hanno meno packaging: sono tutte azioni che riorientano l'economia in termini ecologici e di razionalità. Viviamo in un'epoca in cui entriamo nella cosiddetta “precarizzazione dell'economia dei lavoretti”.

Nel 900 quasi tutte le culture legittimavano l'inquinamento come fonte di lavoro mentre adesso siamo in un momento in cui il lavoro si può coniugare con il diritto alla salute, ma nel 900 ci hanno messo in contraddizione. Il cosiddetto ricatto del lavoro contro l'ambiente è un tema che dobbiamo assolutamente rompere perché si può lavorare, produrre senza ammalarsi, garantendo il diritto alla salute e al lavoro buono.

Questo significa che lavorare ad una riconversione dell'attività produttiva della filiera energetica, non è un'operazione impossibile: la scienza ci ricorda che l'unico terreno in cui possiamo ricostruire una base produttiva nuova e quindi trovare un lavoro buono, un lavoro dignitoso, un lavoro che dura nel tempo e un lavoro utile alla comunità è quella lì.

Sappiamo benissimo che molte banche utilizzano i nostri risparmi per fare quello che a noi non piace, cioè investire in settori che producono distruzione ambientale e sfruttamento del lavoro.

Però esiste un'alternativa: penso alle Banche del Credito Cooperativo, a Banca Etica.

Un'azione è quella di provare a mettere i nostri risparmi lì.

Poi però c'è un'altra azione che credo sia la più importante, che è quella di “partecipare”: siamo in un momento drammatico per la distanza che c'è tra il cittadino medio e le scelte politiche.

Il gioco (IM)perfect future è un game online. Ti chiedo cosa pensi di queste realtà virtuali, di queste iniziative che, partendo dal digital, hanno lo scopo di sensibilizzare i giovani, i quali a volte sono i più difficili da coinvolgere su alcuni temi. Quali sono le altre forme di partecipazione, a tuo avviso, per coinvolgere i ragazzi?

Nessuno strumento è neutro: la neutralità è una delle fesserie a cui abbiamo voluto credere nel corso degli anni '90. Credevamo che le tecnologie fossero neutre e sempre buone. Io credo che le tecnologie non siano né buone né cattive, dipende da chi ti guida in questa tecnologia e ti spiega lo scopo per cui si fa. Per i giovani il rischio è ancor più alto nel momento in cui non c'è un tutor, qualcuno che ti permetta di decodificare il messaggio delle tecnologie.

Il caso portato avanti dal CIES è un utilizzo splendido, lasciatemelo dire, perché significa finalmente, come raramente mi è capitato di vedere, utilizzare le tecnologie per accrescere la consapevolezza sulla relazione tra l'essere umano e il resto della vita, la politica e il futuro. Già il nome, (IM)perfect future, ce lo dice, il futuro è imperfetto.  Io vorrei ricordare a tutti una cosa importante:  la memoria ci permette di ricordare da dove veniamo, ci permette di conoscere il presente, e il presente ci permette di immaginare il futuro. Quando tu non hai memoria, non leggi il presente e non immagini il futuro.

Oggi purtroppo la governance neo liberista e la politica si rispecchia in questo. Non solo, non ha memoria degli errori compiuti. La disuguaglianza e la povertà sono il frutto di politiche sbagliate che continuano ad essere interpretate de i cui non si prende coscienza.

Se non si legge il presente non si capisce l'utilizzo delle tecnologie, rischi di mettere tutto nelle mani solo di chi punta solo ad accrescere il proprio capitale e fare profitto fuori di qualsiasi valore; in questo senso,  difficilmente si può guidare nel futuro.

L'impegno del CIES ha dimostrato la corresponsabilità che tutti noi abbiamo verso il futuro. Quello di cui abbiamo bisogno è partire dal problema oggettivo che abbiamo nel presente, ricordandoci il passato e immaginando cosa e come si può costruire. Io sono molto contento di aver partecipato al progetto SAME WORLD perché è uno strumento che esprime una morale, che ha un'etica: l'etica della terra dove stabilisci cosa è giusto e cosa è sbagliato perché appunto nulla è neutro.

Dobbiamo stabilire anche noi ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; penso a quella che è la mia esperienza con i ragazzi incontrandoli nelle scuole e nelle università. Questa generazione, come tutte, porta con sé delle stanze profonde di liberazione, di cambiamento che possono essere costruite, mettendo via un po' di arroganza di chi dice “vieni ti spiego”, “vieni ti educo”.

Pensiamo alla terra che stiamo consegnando alle nuove generazioni! Da noi dovrebbe arrivare un atteggiamento verso le cose che possiamo costruire insieme. I giovani cercano comunque linguaggi forti e profondi da opporre alla crisi, altrimenti ripiombano in quello che chiamiamo menefreghismo e si rimettono l'auricolare. Dobbiamo comunicare con un linguaggio forte perché non si sfida la crisi prodotta da un modello disumanizzante e insostenibile, in termine di umanità e ambiente, solo con qualche parola di mediazione o attraverso qualche buona pratica.

I ragazzi lo sanno e lo avvertono, visto che siamo davanti alla generazione più impoverita nella storia della Repubblica Italiana con una prospettiva difficilissima in termini di economia e di distruzione ambientale.

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